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Coronavirus usato contro i diritti umani

coronavirus usato contro i diritti umani

In Ungheria l’emergenza sanitaria diventa uno strumento per dire  NO ai cambi di sesso, uno strumento il Coronavirus  usato contro i diritti umani.

In Ungheria l’emergenza sanitaria del Coronavirus, nelle mani di Viktor Obran diventa uno strumento per inasprire le pene per chi diffonde informazioni che creano “allarme e agitazione” e per dichiarare fuori legge la comunità transgender: “I cambi di sesso sono vietati, i caratteri sessuali primari sono immutabili”.

A fine marzo, Viktor Orban, dopo aver preso i pieni poteri per gestire l’epidemia generata dal Coronavirus, ha presentato un disegno di legge che vieta i cambi di sesso. Il capo dell’esecutivo, dopo essersi fatto assegnare dal parlamento di Budapest il diritto di governare tramite l’utilizzo di decreti per un periodo indefinito, nonchè sospendere l’assemblea e le elezioni, ha preso di mira la comunità transgender, cercando di metterla fuori legge.

Il Coronavirus usato contro i diritti umani risuona in tutto il mondo come un qualcosa che genera paura nella paura. Il timore di perdere i propri diritti in un periodo come quello che stiamo vivendo è insito nella natura dell’essere umano.

In Italia siamo spaventati dalla possibilità di essere geolocalizzati, di perdere il diritto alla privacy oltre il diritto di circolazione, ma lo accettiamo nella consapevolezza che tutto ciò avviene per la tutela di un bene ancora più importante, il nostro diritto alla salute, un diritto costituzionalmente sovraordinato.

Sapere che in altri Stati del mondo (poi non così tanto lontani geograficamente) possono venir compromessi senza alcuna spiegazione logica o giuridica altri diritti non può lasciarci indifferenti.

In Ungheria il vice presidente di Orban, Zsolt Semjén, lunedì scorso ha presentato un nuovo disegno di legge che, se approvato, sostituirà il “genere” con il “sesso alla nascita” su tutti i documenti legali che verranno emessi in Ungheria. I cittadini ungheresi, così non saranno più in grado di cambiare legalmente il proprio genere di appartenenza, e questo sarebbe un significativo colpo ai già deboli diritti LGBT+ dell’Europa dell’Est.

Il coronavirus usato contro i diritti umani genera discriminazioni a cascata che si credevano ormai superate: ad esempio chi ha cambiato sesso e vuole un matrimonio o convivenza con una persona di sesso diverso non sarà più per lo Stato parte di un’unione etero. Sarà quindi schedato, ed escluso da ogni beneficio per le famiglie.

Il Gruppo interparlamentare europeo Lgbti e la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović hanno invitato il Parlamento ungherese a non approvare le modifiche alla legge sul registro civile per quanto attiene le persone transgender. « le persone Lgbt e transgender hanno diritto a una vita normale senza discriminazioni basata sul diritto all’autodeterminazione” e “le autorità ungheresi devono garantire il loro diritto a procedure rapide e trasparenti per cambiare nome e gender sul registro civile nonché su carte d’identità, passaporti e altri documenti. Questo è un passo essenziale per garantire il rispetto dei loro diritti umani in tutti i settori della vita. Il riconoscimento legale di genere è una questione di dignità umana».

Il potere illimitato di Orban non si riversa solo sulla comunità transgeder: negli ultimi giorni sono stati introdotti due nuovi reati incompatibili con le norme e gli standard del diritto internazionale dei diritti umani, per cui chiunque diffonda informazioni false o distorte che crei “allarme e agitazione” potrà subire una condanna fino a cinque anni di carcere. Anche chi interferisce nell’esecuzione di ordini di quarantena o di isolamento potrà essere a sua volta punito con cinque anni di carcere.

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