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La violenza sulle donne durante il periodo del lockdown

violenza sulle donne

Con il periodo del lockdown,  durante la quarantena forzata, la violenza sulle donne è notevolmente aumentata, registrando così un forte incremento dei casi di femminicidi- suicidi.

Con l’espandersi della pandemia, gli italiani sono stati costretti a chiudersi in casa per proteggersi da un nemico esterno, il COVID-19, la cui caratteristica è quella di essere invisibile.

Vi è stato, però, purtroppo, anche chi, in questo periodo, ha dovuto lottare con un nemico, ancora più pericoloso, all’interno delle stesse mura domestiche.

Durante questo periodo di pandemia, infatti:

  • la spinta all’isolamento,
  • oltre che la convivenza forzata,
  • l’impossibilità di sottrarsi materialmente alle violenze uscendo di casa e
  • l’instabilità del periodo,

hanno reso le donne sempre più esposte alla violenza domestica, colpite soprattutto da uno squilibrio fisico – psicologico.

Vediamo in cosa consiste la violenza sulle donne?

La violenza sulle donne non può essere identificata solamente con l’aggressione fisica di un uomo contro una donna, ma comprende anche le vessazioni psicologiche, i ricatti economici, le minacce, le violenze sessuali, le persecuzioni, sfociando, a volte, nella sua forma più estrema, ovvero il femminicio.

Spesso le donne non possono neanche uscire di casa a svolgere delle normali commissioni quotidiane perché il marito o il compagno glielo impediscono, oppure le ragazze vengono rimproverate perché si vestono senza ascoltare ciò che il fidanzato le impone.

Purtroppo, molte donne arrivano a convincersi che questi comportamenti siano semplicemente parte della propria vita di coppia.

La violenza sulle donne avviene in maniera trasversale, in ogni classe sociale, età o cultura.

Quali sono i segnali per capire di essere vittima di violenza?

Quando nel rapporto di coppia o in qualunque contesto si nota una frase inopportuna, un primo schiaffo, una piccola proibizione, bisogna agire subito.

Mentre le brutalità fisiche si palesano con lividi e segni sul corpo, quelle psicologiche sono più difficili da riconoscere.

Generalmente una donna che subisce una violenza psicologica è una persona insicura, con bassa autostima dovuta alle mortificazioni subite, che si spaventa facilmente e che evita il contatto con gli altri, anche con i propri familiari.

L’isolamento sociale ha la doppia funzione di accondiscendere alle richieste del partner violento e di nascondere agli altri, e a se stessa, la gravità di quanto accade e di cui ci si vergogna.

Spesso la relazione della vittima con il suo carnefice si basa su una dipendenza affettiva. Il partner, che poi si rivela aggressivo, è stato inizialmente (e lo è anche dopo ogni episodio di violenza) amorevole e premuroso. Si instaura, così, una difficoltà a integrare i due atteggiamenti.

Come possono chiedere aiuto le vittime di violenza?

Al fine di ovviare a questa violenza sono state ideate diverse iniziative che consentono alle vittime di chiedere aiuto in “silenzio”:

  • Andare in farmacia e richiedere la “mascherina 1522”. È un aiuto in codice che permetterà di segnalare violenze subite e ricevere così assistenza. Sarà il farmacista a chiedere all’interessata di cosa ha bisogno in concreto cercando di aiutarla. La vittima dovrà compilare un modulo che verrà trasmesso alle forze di polizia che saranno in grado di adottare le azioni necessarie per porre fine alla violenza.
  • Rivolgersi ad un centro antiviolenza.
  • Pronto Soccorso, soprattutto se si ha bisogno di cure mediche immediate e non procrastinabili.
  • Centri antiviolenza sul sito del Dipartimento delle pari opportunità.
  • Telefono rosa antiviolenza e anti stalking 1522.
  • Chiamare il numero di emergenza.

Questo Studio cerca di dare un sostegno a tutte le donne vittime di violenza, sostenendole e incoraggiandole a denunciare. Se hai bisogno di un sostegno psicologico o di una consulenza legale, non esitare a contattarci.

Maria Bertone
Dott.ssa in Giurisprudenza

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