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La separazione conflittuale. Quando rivolgersi ad un coordinatore genitoriale

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Vi siete mai imbattuti nella figura del coordinatore genitoriale? In quali casi potrebbe essere un valido supporto?

LA SEPARAZIONE: UN EVENTO DIFFUSO NON È SINONIMO DI APROBLEMATICO

La separazione o il divorzio ormai fanno parte della vita quotidiana e nessuno si scandalizza più quando sente che una coppia si è divisa, per le cause più disparate. Detto ciò, non si può cadere nell’errore di pensare che essendo un fenomeno diffuso, esso non provochi sofferenza o disagio ai soggetti che la attraversano. Allo stesso modo, non si può neanche dipingere alla stregua di un dramma o di un trauma sempre e comunque; non è di per sé negativa e non sempre danneggia le persone coinvolte, direttamente e indirettamente interessate.

IL CONFLITTO GENITORIALE COME FATTORE DI RISCHIO

La questione diventa potenzialmente problematica e fonte di complicate conseguenze, che permangono nella vita e nel ricordo del bambino, nonché nel suo inconscio, se la situazione non viene trattata correttamente ed elaborata. Ciò può avvenire nel momento in cui il conflitto sia prolungato, violento (sotto diversi punti di vista) ed estenuante, provocando complicanze prima, durante e dopo la separazione di fatto. Quindi non è deteriorante l’atto di separarsi in sé, quanto il fatto che sia conflittuale; non è l’evento generico a provocare un potenziale danno evolutivo nel bambino o adolescente, ma i suoi attributi, le qualità che lo caratterizzano. I bambini possono così sentirsi in colpa, posti al centro di un conflitto tra genitori, vissuto come troppo grande per loro.

I GENITORI INTRAPPOLATI NEL CONFLITTO

A volte utilizzati come “merce di scambio” e/o di “vendetta” dai genitori, i figli si sentono in un certo senso come intrappolati tra l’incudine e il martello, non riuscendo poi a mantenere un’immagine interna e integrata dei genitori dentro di sé. Vengono pervasi da un sentimento di angoscia, dal quale spesso da soli non riescono a uscire. Dal canto loro, i genitori, imprigionati nel vortice della conflittualità che li contrappone su due fronti distinti e spesso inconciliabili, non hanno lo spazio mentale per rendersi conto della sofferenza del figlio o di ciò che prova. Questo, per chiarirci, non avviene necessariamente perché non siano interessati ai sentimenti dei figli, anzi molti vorrebbero che essi non soffrissero o non venissero coinvolti dalle loro scelte. Tuttavia si ritrovano così tanto ingarbugliati nei rovi del loro conflitto che non riescono a trovare uno spiraglio per aprirsi all’ascolto dei bisogni e delle necessità della prole. Le emozioni e le storie personali che si ritrovano a vivere impediscono loro la visuale su quello che sta avvenendo in mezzo o fuori da questi rovi, imbrigliandoli nelle spine e non riuscendo a vedere oltre.

Il figlio si ritrova solo a districarsi nel labirinto delle proprie sensazioni e dei propri sentimenti e molte volte si può anche sentire responsabile di doversi occupare dei genitori. Non stiamo parlando della conflittualità sana, naturale e necessaria, anche in termini di scambio, riscontrabile all’interno di una coppia. Qui si tratta di una conflittualità che si colloca ben al di là della soglia accettata e che diventa mal gestita o addirittura del tutto non gestita. Il conflitto in questione può essere classificato come irrisolvibile, in cui l’altro elemento della coppia è percepito come un nemico minaccioso.

IL COORDINATORE GENITORIALE NEL PANORAMA DELLE FIGURE PROFESSIONALI 

Ovviamente nei casi di separazione esistono varie figure professionali che possono intervenire a supporto della famiglia, in questa delicata fase di transizione e cambiamento. Si può fare riferimento in primis ai mediatori familiari, agli psicoterapeuti di coppia o sistemici, ai counselor. Tuttavia, quando il conflitto supera certe soglie, quando i coniugi non riescono a comunicare in modo costruttivo e a volte neanche a condividere lo spazio all’interno di una stessa stanza, queste figure non possono essere più prese come capisaldi dell’intervento. Lo sguardo deve necessariamente essere rivolto altrove, se l’obiettivo da perseguire è contenere i danni e tentare di far uscire indenni o comunque il meno lesi possibili tutti i soggetti coinvolti. Ed ecco che una figura di riferimento in questi casi può essere il coordinatore genitoriale.

Anna Graefer

dottoressa in Scienze e tecniche psicologiche

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